Himalaya, Nepal/Cina
A 8849 m, con il 31% di ossigeno disponibile, lo sforzo percepito aumenta rispetto al livello del mare.
Il tetto del mondo. A 8849 metri sopra il livello del mare, il Monte Everest non è solo la vetta più alta della Terra — è il limite più estremo raggiungibile a piedi, un luogo dove l'aria offre appena il 31% dell'ossigeno disponibile in pianura. Non è un numero astratto. A quella pressione il cervello rallenta, i muscoli bruciano per ogni singolo passo, le dita si rigidiscono nel guanto anche con −20°C all'interno. Eppure ogni anno, nella breve finestra di maggio che precede il monsone, centinaia di alpinisti da tutto il mondo puntano verso la Zona della Morte — e alcuni raggiungono la vetta.
| Dato | Valore |
|---|---|
| Altitudine | 8849 m s.l.m. (misurazione ufficiale Cina/Nepal 2020: 8848.86 m) |
| Massiccio | Himalaya, Mahalangur Himal |
| Nomi | Sagarmāthā (नेपाली), Chomolungma / 珠穆朗玛峰 (ZH), Everest (EN/IT/FR/DE/ES) |
| Difficoltà | TD+ / ED- — Alpinismo estremo, sezioni tecniche su ghiaccio e misto |
| Dislivello da Base Camp | 3485 m (Base Camp Nepal 5364 m → Vetta 8849 m) |
| Distanza A/R da Base Camp | ~42 km (route principale, senza rotazioni) |
| Tempo dal Campo IV | 7–12h (Campo IV → Vetta) |
| Spedizione completa | ~60 giorni (incluse rotazioni di acclimatamento) |
| Periodo consigliato | Aprile – Maggio (pre-monsone; finestra vetta: 10–25 maggio) |
| Punto di partenza | Everest Base Camp Nepal (5364 m) |
| Campi d'alta quota | Campo I (6065 m), Campo II (6400 m), Campo III (7200 m), Campo IV / Colle Sud (7920 m) |
La Via del Colle Sud è la via di salita più frequentata dell'Everest, aperta il 29 maggio 1953 da Edmund Hillary e Tenzing Norgay. Si sviluppa interamente sul versante nepalese (cresta sud-est), dal Base Camp alla vetta attraverso quattro campi progressivi.
5364 m → 6065 m | Dislivello: +701 m | Tempo: 3–5h
La sezione più pericolosa della via. La Cascata del Khumbu è un ghiacciaio in movimento continuo — blocchi di ghiaccio grandi come palazzi si spostano, si spaccano, crollano senza preavviso. Ogni giorno, le squadre di Sherpa (i cosiddetti Icefall Doctors) riposizionano scale di alluminio e corde fisse sui crepacci. Si attraversa sempre di notte o all'alba, quando il freddo rallenta il movimento del ghiaccio. Non esiste sicurezza assoluta: valanghe e crolli di seracchi hanno ucciso più alpinisti qui che in qualsiasi altro punto della montagna.
6065 m → 6400 m | Dislivello: +335 m | Tempo: 2–4h
Superata la cascata si apre il Circo Occidentale (Western Cwm) — un altopiano glaciale quasi pianeggiante racchiuso tra le pareti dell'Everest, del Lhotse e del Nuptse. Il sole riflesso sulla neve bianca brucia anche attraverso occhiali glacier a doppia lente. L'ironia della quota: il vento è quasi assente, le temperature possono salire oltre +30°C nelle ore centrali. Paradossale per 6400 metri.
6400 m → 7200 m | Dislivello: +800 m | Tempo: 4–6h
Il cuore tecnico della via. La Parete del Lhotse è una parete di ghiaccio a 45–50° attrezzata con corde fisse per tutta la stagione. Si sale con ramponi e jumar per 800 metri di dislivello. Il Campo III è infisso su una cengia di ghiaccio appena sufficiente a ospitare le tende — dormire qui è disturbante. Quota 7200 m: l'ossigeno è già il 40% di quello al mare, il sonno è frammentato, il corpo inizia a deteriorarsi.
7200 m → 7920 m | Dislivello: +720 m | Tempo: 4–6h
Si attraversa la Yellow Band — una fascia di calcari marini color ocra, resti di un fondale oceanico spinto in quota dalla tettonica delle placche — e poi il Geneva Spur, un contrafforte di roccia nera che richiede arrampicata su misto. Il Colle Sud (7920 m) è un pianoro desolato e battuto dal vento: tende strappate di spedizioni passate, bombole d'ossigeno vuote, temperature fino a −40°C. Il campo base d'alta quota per il tentativo finale.
7920 m → 8849 m | Dislivello: +929 m | Tempo: 7–12h
Si parte tra mezzanotte e le 2:00, con la luce frontale e il freddo che morde. Si sale il Triangolo di neve dura fino al Balcone (8400 m) — una piattaforma piatta dove si controllano le bombole d'ossigeno. Poi la cresta sud-est, esposta su entrambi i lati, fino alla Vetta Sud (8748 m). Da lì si scende leggermente su una cresta di neve affilata, si supera l'Hillary Step (una sezione di roccia e neve misto, rimodellata dal terremoto del 2015), si percorrono gli ultimi cento metri di cresta esposta. Poi la vetta: una superficie triangolare dove si possono stare in tre, quattro persone al massimo. L'ossigeno è il 31% di quello del livello del mare. Pensare lucidamente è difficile.
A 8849 m la pressione barometrica scende a circa 314 hPa — circa il 31% della pressione al livello del mare (1013 hPa). L'ossigeno disponibile è il 31%. Abbastanza da sostenere la vita per brevi periodi. Non abbastanza per funzionare normalmente.
La SpO₂ tipica in vetta oscilla tra 54 e 70% per alpinisti acclimatati che usano ossigeno supplementare (portata standard 1–4 l/min). Senza ossigeno, i valori scendono drasticamente: uno studio clinico fondamentale di Grocott et al. (NEJM, 2009) ha misurato SpO₂ medie di 54% su scalatori al summit, con valori minimi sotto il 40% nei soggetti senza ossigeno supplementare. Circa il 5% dei summiteers scala senza ossigeno — un rischio enorme, riservato ad atleti di livello assoluto con anni di adattamento specifico.
La Zona della Morte inizia a 8000 m. Sopra questa quota il corpo non si acclimatizza più: si deteriora. L'obiettivo è passarci il meno tempo possibile.
Il protocollo standard prevede 3–4 rotazioni nei mesi di aprile-maggio, sempre con il principio di camminare in alto, dormire in basso:
Tra le rotazioni si torna sempre al Base Camp o più in basso (Lobuche, Pheriche) per recuperare. Il corpo accumula globuli rossi, aumenta la densità dei mitocondri, migliora l'efficienza respiratoria — ma ha bisogno di settimane, non di giorni.
La sintomatologia dell'AMS estremo a queste quote include cefalea devastante, vomito, confusione mentale, allucinazioni (documentate in numerosi diari di spedizione), incapacità di coordinare i movimenti. La distinzione tra stanchezza estrema e HACE (edema cerebrale) è difficile in quota. La risposta è sempre una sola: scendi immediatamente.
Nota: Questi consigli sono informativi e non sostituiscono il parere medico. Consultare un medico specializzato in medicina d'alta quota prima di affrontare l'Everest.
Fisicamente, l'Everest richiede anni di progressione. Non si arriva all'Everest senza aver già scalato almeno una cima himalayana sopra i 7000 m (Mera Peak, Island Peak, Ama Dablam, Cho Oyu sono tappe comuni). Il VO₂max minimo raccomandato è ≥ 60 ml/kg/min. L'allenamento deve includere lunghe uscite in quota, salite ripide con zaino pesante, e sessioni specifiche di resistenza aerobica ad alta intensità.
Tecnicamente la Via del Colle Sud richiede: uso di ramponi su ghiaccio a 45–50°, tecnica con jumar su corde fisse, capacità di muoversi su misto (roccia + ghiaccio) con maschera d'ossigeno, orientamento su cresta esposta con visibilità ridotta.
Equipaggiamento essenziale:
Il costo di una spedizione standard via Colle Sud si aggira tra 40.000 e 80.000 USD, inclusi permesso di ascesa Nepal (circa 11.000 USD per scalatore), Sherpa, ossigeno, cuoco al Base Camp e assicurazione.
In vetta all'Everest, a 8849 m, l'ossigeno disponibile è il 31% di quello del livello del mare. La pressione barometrica scende a circa 314 hPa (contro i 1013 hPa al mare). Quasi tutti gli scalatori usano ossigeno supplementare durante il tentativo di vetta — le rare eccezioni si contano sulle dita di una mano per stagione.
Una spedizione completa richiede tipicamente 55–70 giorni totali: acclimatamento a Kathmandu e trekking fino al Base Camp (10–14 giorni), tre o quattro rotazioni di acclimatamento sui campi alti (aprile), tentativo di vetta nella finestra di maggio. Non esiste scorciatoia: il corpo ha bisogno di tempo.
Il tasso di mortalità storico sull'Everest si attesta intorno all'1–1,5% per tentativo di vetta nelle stagioni recenti, in calo grazie a previsioni meteo migliori, ossigeno più affidabile e team di soccorso più organizzati. Le cause principali: valanghe e caduta di seracchi, cadute su terreno tecnico, edema cerebrale e polmonare, ipotermia.
Tecnicamente no — circa il 5% degli scalatori raggiunge la vetta senza. Ma è un rischio enorme. La stragrande maggioranza usa ossigeno supplementare sopra i 7000–7500 m per dormire e in salita, con portate tra 1 e 4 l/min. Senza ossigeno, la probabilità di errori fatali di giudizio aumenta enormemente, e la mortalità si moltiplica.
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