Monviso

Alpi Cozie, Piemonte, Italia

3841 m PD (Poco Difficile)4.5–6h dal Rifugio Quintino Sella
Calcola la tua quota

Analisi Ossigeno — Oximeter

62% CriticoOssigeno Disponibile

Ossigeno a confronto

🌊 Livello del mare (0 m)100% O₂
🏔️ Monviso62% O₂
🌍 Everest (8849 m)33% O₂

Preparazione richiesta

Avanzato

A 3841 m, con il 62% di ossigeno disponibile, lo sforzo percepito aumenta rispetto al livello del mare.

Come prepararti

  • Attività saltuaria: servono preparazione specifica e acclimatazione progressiva prima della vetta.
  • Attività regolare: pianifica soste di acclimatazione e monitora la saturazione di ossigeno.
  • Endurance: rispetta i tempi di adattamento fisiologico anche se la forma fisica è buona.
  • Considera una valutazione medico-sportiva prima della salita.

Percorso e Sviluppo

1201 m
Dislivello
18 km
Distanza totale
4.5–6h dal Rifugio Quintino Sella
Tempo salita
Metà luglio – settembre
Periodo

Guida alla Vetta

Il Re di Pietra. La piramide rocciosa che si staglia isolata e inconfondibile sull'orizzonte piemontese, visibile fino alla Pianura Padana, calamitando lo sguardo da centinaia di chilometri. A 3841 metri il Monviso è il sovrano indiscusso delle Alpi Cozie e custode delle sorgenti del Po, il fiume più lungo d'Italia. La via normale dalla parete sud è una salita alpinistica vera, con passaggi di II e III grado su roccia, che richiede esperienza, rispetto per la montagna e gambe forgiate dal dislivello.

Scheda Tecnica

DatoValore
Altitudine3841 m s.l.m.
Gruppo montuosoAlpi Cozie, Massiccio del Monviso
Difficoltà alpinisticaPD (Poco Difficile) — passaggi di II e III grado
Dislivello totale~1201 m (dal Rifugio Quintino Sella, 2640 m)
Distanza totale18.0 km A/R (da Pian del Re)
Sviluppo percorso20.0 km (tracciato effettivo su terreno)
Tempo di salita4.5–6 ore dal Rifugio Quintino Sella
Periodo consigliatoMetà luglio – settembre
Punto di partenzaPian del Re (2020 m)
Rifugio di appoggioRifugio Quintino Sella (2640 m) — pernottamento consigliato

Ossigenazione e Acclimatazione

A 3841 metri il Monviso lambisce la soglia dell'alta quota dove la pressione barometrica restituisce appena il 62% dell'ossigeno respirabile al livello del mare. Non si è ancora nel territorio estremo del Monte Bianco, ma l'ipossia è più che sufficiente a mettere in ginocchio chi sottovaluta l'acclimatazione. La SpO₂ in vetta per un soggetto acclimatato oscilla tipicamente fra 82 e 87%, un valore che spiega la fatica opprimente degli ultimi camini e della cresta sommitale.

La prima difesa è la notte al Rifugio Quintino Sella (2640 m): dormire a quella quota concede al corpo le ore minime per avviare la risposta ventilatoria compensatoria. Durante la salita, imponi un ritmo lento e implacabile: respira di diaframma, inspira dal naso in quattro tempi, espira dalla bocca in sei. Nei passaggi più impegnativi adotta la pressure breathing — soffia con forza contro le labbra quasi chiuse per mantenere la pressione alveolare. Se la cefalea diventa martellante, se compaiono confusione o tosse secca e persistente, non negoziare con l'orgoglio: scendi immediatamente.

Nota: Questi consigli sono informativi e non sostituiscono il parere medico. Consultare un medico specializzato in medicina d'alta quota prima di affrontare salite impegnative.

La Salita (Via Normale dalla Parete Sud)

Giorno 1: Da Pian del Re al Rifugio Quintino Sella Da Pian del Re (2020 m), dove il Po nasce come un rigagnolo timido fra le rocce, si risale il vallone per un sentiero ben segnato che in circa 2.5–3 ore conduce al Rifugio Quintino Sella, adagiato su un terrazzo morenico a 2640 metri con vista diretta sulla parete sud del Monviso. La sera il gigante di pietra incombe verticale e ammutolisce: è il momento di preparare l'attrezzatura, controllare imbrago e casco e tentare un sonno nervoso prima della sveglia nelle viscere della notte.

Giorno 2: L'assalto alla piramide Si parte nel buio, frontali accese, risalendo le pietraie verso il Bivacco Andreotti (3225 m). Da qui la montagna cambia registro: si abbandonano i sentieri per entrare nel regno della roccia. Si affronta una successione di camini, cenge e passaggi di II grado che richiedono mani sicure e piede preciso. La progressione è continua e mai banale: la roccia del Monviso, un gneiss compatto ma talvolta friabile, esige attenzione costante ai punti d'appoggio. I tratti più impegnativi raggiungono il III grado e sono spesso attrezzati con catene e chiodi, ma la scalata resta seria e non va confusa con un'escursione.

L'ultimo tratto è la cresta sommitale, un filo esposto con affacci vertiginosi su entrambi i versanti. Si rimonta l'ultimo risalto e si emerge sulla vetta dove la croce di ferro (posta per la prima volta nel 1896) domina un panorama sterminato: dal Monte Bianco al Cervino, dal Monte Rosa alle Marittime, fino alla distesa della Pianura Padana e, nelle giornate più limpide, il luccichio del Mar Ligure.

La discesa segue lo stesso itinerario. Massima attenzione ai tratti esposti nel pomeriggio: la stanchezza accumulata amplifica il rischio di scivolata, e sui camini la caduta sassi può intensificarsi con il passaggio delle cordate.

Preparazione Fisica

Il Monviso è quotato PD ma non perdona l'impreparazione. La via normale è lunga, con quasi 1200 metri di dislivello dal rifugio intervallati da passaggi tecnici su roccia che richiedono lucidità e forza residua. L'altitudine non è estrema ma è sufficiente a rallentare drasticamente chi non ha mai superato i 3000 metri.

Livello di partenzaTempo di PreparazioneFasi Chiave
Escursionista Esperto3–5 mesiUscite progressive in quota (3000m+). Familiarizzazione con II grado su roccia. Almeno un pernottamento in rifugio sopra i 2500m.
Alpinista Medio4–8 settimaneRipasso progressione su roccia con casco e imbrago. Una o due salite a quote propedeutiche (3500m+).

Chi non ha esperienza di arrampicata su roccia in ambiente alpinistico dovrebbe valutare con serietà l'accompagnamento di una guida alpina.

Attrezzatura

Il Monviso è una salita alpinistica su roccia in alta quota. Niente improvvisazioni.

Indispensabile:

  • Casco alpino omologato (caduta sassi frequente, specie nei camini)
  • Imbrago con longe e kit base di autoassicurazione
  • Scarponi da alta montagna rigidi o semirigidi, ramponabili
  • Ramponi e piccozza (indispensabili a inizio stagione o con residui nevosi)

Consigliata:

  • Corda (almeno 30m) per i passaggi più esposti o in caso di neve
  • Guanti leggeri da roccia e guanti caldi di riserva
  • Occhiali da sole e crema solare SPF 50+
  • Frontalina con batterie di riserva
  • Thermos con bevanda calda e barrette energetiche
  • Pulsossimetro tascabile per monitorare la propria SpO₂

Cenni Storici e Curiosità

Il Monviso — dal latino Mons Vesulus, "monte ben visibile" — è una montagna intrisa di storia. Citato da Virgilio nell'Eneide, da Plinio il Vecchio e da Dante, il Re di Pietra ha segnato la nascita stessa dell'alpinismo italiano.

La prima ascensione avvenne il 30 agosto 1861 ad opera degli inglesi William Mathews e Frederick Jacomb, accompagnati dalle guide di Chamonix Jean-Baptiste e Michel Croz. Salirono dalla parete sud, la stessa via oggi percorsa come via normale.

Ma il capitolo che ha fatto la storia è il 12 agosto 1863: quel giorno lo scienziato e futuro ministro Quintino Sella, insieme a Giovanni Barracco, Paolo e Giacinto di Saint Robert, raggiunse la vetta. Fu durante la discesa che Sella concepì l'idea di fondare il Club Alpino Italiano (CAI), poi ufficialmente istituito a Torino il 23 ottobre 1863. Il Monviso è dunque la montagna che ha partorito l'alpinismo organizzato in Italia.

Nel 1864 Alessandra Boarelli divenne la prima donna a raggiungere la vetta. La guida Quintino Perotti detiene il record con ben 749 ascensioni. Nel 1898 salì anche Achille Ratti, futuro Papa Pio XI.

Ai piedi del massiccio si cela un'altra perla storica: il Buco di Viso, presso il Colle delle Traversette, è il primo traforo alpino della storia, scavato nel 1480 per volontà del Marchese di Saluzzo per agevolare il commercio del sale con la Francia. Un tunnel di 75 metri percorribile ancora oggi.

Dal 2013 il Monviso è Riserva della Biosfera UNESCO e dal 2016 è protetto dal Parco Naturale del Monviso, un santuario di biodiversità che ospita specie endemiche come la rara Salamandra di Lanza.

Domande Frequenti

Qual è il livello di ossigeno disponibile sul Monviso?

In vetta al Monviso (3.841 m) l'ossigeno disponibile è circa il 62% rispetto al livello del mare. A questa quota l'ossigeno disponibile è circa i 2/3 di quello presente in pianura. L'affaticamento è avvertibile sui tratti più ripidi, ma i soggetti sani e allenati generalmente tollerano bene questa quota con un minimo di acclimatamento.

Il mal di montagna è un rischio sul Monviso?

Il rischio di AMS a 3.841 m è reale ma contenuto per chi si acclimatizza correttamente. Pernottare al Rifugio Quintino Sella (2.640 m) prima della salita garantisce un acclimatamento sufficiente nella maggior parte dei casi. I sintomi più comuni sono cefalea lieve e stanchezza insolita nella prima sera al rifugio, che in genere si risolvono con il riposo.

È una salita adatta a escursionisti senza esperienza alpinistica?

No. Il Monviso è classificato PD e richiede esperienza su terreno misto (roccia e neve/ghiaccio). La sezione finale presenta passaggi di roccia esposta fino al II grado. Ramponi e piccozza sono necessari in presenza di neve. Non è consigliato come prima esperienza in montagna, ma è accessibile ad alpinisti con alcune stagioni di esperienza.