Alpi Graie, Italia/Francia
A 4810 m, con il 56% di ossigeno disponibile, lo sforzo percepito aumenta rispetto al livello del mare.
Il Tetto d'Europa. La frontiera glaciale ineguagliabile che sfiora i cinquemila, calamitando aspirazioni e incutendo severo timore a 4810 metri. La traccia normale dal Goûter richiede profondo rispetto per la quota, sangue freddo sul ghiaccio vivo e cosce allenate a dislivelli impietosi.
| Dato | Valore |
|---|---|
| Altitudine | 4810 m s.l.m. |
| Gruppo montuoso | Alpi Graie, Massiccio del Monte Bianco |
| Difficoltà alpinistica | PD (Poco Difficile) via Goûter |
| Dislivello totale | ~1344 m (dal Rifugio Goûter, 3835 m) |
| Distanza totale | 12.6 km A/R |
| Sviluppo percorso | 14.2 km (tracciato effettivo su terreno) |
| Tempo di salita | 4–6 ore dal Rifugio Goûter |
| Periodo consigliato | Metà giugno – metà settembre |
| Punto di partenza | Les Houches o Saint-Gervais-les-Bains (Francia) |
| Rifugio in quota | Rifugio Goûter (3835 m) — tappa obbligatoria |
A 4810 metri si oltrepassa di prepotenza la barriera biologica dell'alta quota per scivolare nel limbo delle altissime quote. Con un residuo barometrico pari ad un misero 56% dell'ossigeno respirabile al mare, l'acclimatazione non è uno sfizio, è una clausola pattuita con la sopravvivenza. Più di un alpinista perfettamente integro atleticamente è stato stroncato ed obbligato al ripiego a duecento metri dalla vetta a causa dell'AMS (Mal di Montagna Acuto).
Inizia a respirare di diaframma non appena esci dal Rifugio Goûter sfruttando la cosiddetta pressure breathing: soffia ostinatamente contro le labbra quasi chiuse per conservare meglio i volumi nei polmoni. L'ipossia sarà schiacciante, camminerai fra i 70-75% di SpO₂ avvertendo un rimbombo pulsante ovunque. Una regola su tutte: passo da asfittico, mai strappare, e se noti fiato cortissimo, tosse profonda e sbandamenti, inghiotti l'orgoglio e voltati per perdere repentinamente dislivello.
Giorno 1: L'ingaggio della pietraia e l'ipoteca sul Goûter Il primo assaggio del reame è crudo. Sbarcati dai tram panoramici (Nid d'Aigle) si monta sul sentiero brullo per la Tête Rousse. Ma il varco della discordia alpinistica sta più sù: due o tre ore spigolose sull’attraversamento detritico del celeberrimo Couloir du Goûter. Tra scariche continue, va guadato rapidi, con gli occhi rivolti a monte, fino al nido dell'aquila del Rifugio Goûter (3835 m), dove si prenderà misero sonno accarezzati dai venti.
Giorno 2: Nel vento affilatissimo Partenza nelle viscere della notte, sotto la luna che smalta l'immane Dôme du Goûter. Le pendenze lievitano verso il provvidenziale ma gelido riparo del Bivacco Vallot a 4362 metri. Da questo scoglio in poi la musica diviene vertigine pura. L'estetica aerea delle Bosses du Dromadaire disegna crestine mozzafiato esposte su abissi da pelle d'oca, richiedendo calma per calzare bene coi ramponi su neve soffiata e indurita. E oltre la fatica terminale, cullati sulle cornici più imperiose dell'Europa, ci si staglia soli lungo la schiena imbiancata della vetta assoluta.
Affrontare il Monte Bianco richiede una confidenza testata ad almeno 4000 metri su altre classiche come il Gran Paradiso. Occorre muscolatura resistente atta a masticare almeno 1500 metri positivi al cospetto di quote disumane prima, e padronanza sulle picche poi per parare scivolate su creste vertiginose.
| Livello di partenza | Tempo di Preparazione | Fasi Chiave |
|---|---|---|
| Escursionista Costante | 4-6 mesi | Progressivo carico verticale. Almeno un paio di quattromila completati prima del Bianco. |
| Alpinista Medio | 4-8 settimane | Ottimizzazione del passo coi ramponi. Acclimatazione obbligatoria prolungata sulle altezze propedeutiche. |
In quota e su geli spinti a decine di gradi sotto le zero il fallimento arriva puntuale per chi abusa al banco del condizionamento cardiovascolare.
O ci si organizza col coltello fra i denti per tollerare bufere spietate e assalti fisici violenti o è inutile scomodarsi.
Indispensabile:
Consigliata:
Espugnata sotto l’ala dei franchi del Dottor Paccard e l’imprescindibile baldanza montagnarda del cercatore di cristalli Jacques Balmat nel torrido agosto del 1786. Un’impresa spronata e ricompensata dall’illuminato scienziato Saussure e che a tutti gli effetti tagliò ufficialmente il nastro di partenza all’alpinismo per come oggi noi tutti, in cuor nostro, lo amiamo.
Ogni estate, più di 20.000 persone tentano di raggiungere la cima del Monte Bianco. Nella stagione di punta — luglio e agosto — si stimano 300–400 alpinisti al giorno sulla Via del Goûter. Il risultato è inevitabile: code sulle corde fisse, rifugi esauriti settimane in anticipo, un ecosistema glaciale sottoposto a una pressione che nessun ambiente ad alta quota può reggere indefinitamente.
Il Couloir du Goûter e la moltiplicazione del rischio. Il Couloir è già uno dei passaggi più pericolosi delle Alpi per scariche di pietre naturali — accelerate dal permafrost in fusione. L'affollamento aggiunge un fattore che non esisteva cinquant'anni fa: quando decine di alpinisti si trovano nel couloir in successione, le scariche provocate da chi è più in alto colpiscono chi è più in basso. Il rischio non è lineare. Si moltiplica con il numero.
I rifugi come cartina tornasole. Il sistema di prenotazione obbligatoria del Refuge du Goûter (introdotto dalla FFCAM) è una risposta diretta al sovraffollamento: senza prenotazione, niente accesso. Nelle stagioni di punta le prenotazioni esauriscono in pochi minuti dall'apertura. Chi non ha prenotato sale comunque — e dorme fuori, o bivacca sul percorso, o affronta il couloir in ore sbagliate.
Rifiuti e impatto glaciale. I ghiacciai del massiccio raccolgono decenni di alpinismo di massa. Le acque di fusione trasportano a valle residui organici e chimici. I ghiacciai si ritirano — ciò che era sepolto emerge. Il turismo pregresso diventa visibile nelle morene, nei crepacci, lungo i sentieri.
La questione della quota giornaliera. Il Comune di Chamonix, il Club Alpino Italiano e le autorità francesi discutono periodicamente l'introduzione di un limite giornaliero agli accessi — parzialmente applicato sul versante italiano per alcune vie. La resistenza viene dall'industria locale del turismo alpinistico. La domanda che nessuno ha ancora risposto con chiarezza: quante persone può reggere questa montagna?
La risposta più onesta per chi sale è anche la più semplice: programmare fuori stagione di punta, prenotare con largo anticipo, non lasciare nulla. Il Bianco dà il meglio di sé quando è quasi vuoto — una mattina di settembre, cresta sgombra, il mondo sotto ai piedi e nessuno in coda.
In vetta al Monte Bianco (4.810 m) l'ossigeno disponibile è circa il 56% rispetto al livello del mare. Ogni respiro apporta quasi la metà dell'ossigeno che si respirerebbe in pianura. A questa quota si avvertono chiaramente affaticamento precoce, respiro accelerato e, nei soggetti non acclimatati, spesso mal di testa.
Sì, è uno dei rischi principali. La vetta supera i 4.800 m e la maggior parte degli alpinisti sale nell'arco di 2 giorni da Chamonix o Courmayeur, senza un acclimatamento adeguato. Il rischio di AMS moderato-grave è concreto, soprattutto per chi proviene da quote di pianura. Si raccomanda almeno una notte a quota intermedia (3.000–3.500 m) prima del tentativo di vetta.
Oltre alla preparazione atletica (escursioni con dislivelli di 1.000+ m), è fondamentale la preparazione fisiologica. Si consiglia di dormire almeno una notte al Rifugio Torino (3.375 m) o al Rifugio Goûter (3.835 m) prima della salita in vetta, per avviare l'acclimatamento. Portare un pulsossimetro consente di monitorare la SpO₂ e individuare precocemente segnali di AMS.
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