La percentuale di ossigeno nell'aria non cambia con l'altitudine: è sempre il 20,9%. Quello che cambia — e che mette in crisi l'organismo — è la pressione atmosferica, che determina quante molecole di ossigeno entrano nei polmoni a ogni respiro. A 5.000 metri respiri la stessa aria, ma ogni atto respiratorio ti fornisce quasi la metà dell'ossigeno rispetto al livello del mare.

La tabella qui sotto riassume i valori chiave a ogni quota significativa, calcolati con il modello ISA (International Standard Atmosphere, ISO 2533:1975) — lo stesso usato dal calcolatore di Oxymeter.

Percentuale di ossigeno nell'aria: quanto è davvero

L'aria che respiri è ossigeno al 20,9%. Sempre. In spiaggia, sul Monte Bianco, in cima all'Everest: la composizione non si muove di un decimale — circa 78% azoto, 20,9% ossigeno, il resto argon e tracce. Chi cerca "quanto ossigeno c'è nell'aria" trova spesso valori diversi e si confonde. Il numero è uno solo, e non dipende dalla quota.

Allora perché in alto si soffoca? Perché conta la pressione, non la percentuale. A livello del mare l'atmosfera preme con circa 1013 hPa e stipa molte molecole in ogni litro d'aria; a 5.000 metri la pressione è quasi dimezzata, e con essa il numero di molecole di O₂ che entrano nei polmoni a ogni respiro. Stessa percentuale, metà del carburante. La differenza è tutta qui: composizione (fissa, 20,9%) contro pressione parziale di ossigeno (variabile, cala con la quota) — e da lì in poi tutto questo articolo parla di pressione.

Percentuale di ossigeno per altitudine: i valori chiave

Quanto ossigeno resta, salendo? Ecco la percentuale disponibile rispetto al livello del mare — non la composizione dell'aria (sempre 20,9%), ma quanto O₂ entra davvero nei polmoni a ogni respiro:

  • 1.000 m — 89% dell'ossigeno disponibile al livello del mare
  • 2.000 m — 78%
  • 3.000 m — 69%
  • 4.000 m — 61%
  • 5.000 m (Campo Base Everest) — 53%, poco più della metà
  • 6.000 m — 47%
  • 8.000 m — 35%, soglia della "zona della morte"
  • 8.848 m (Everest) — 31%, meno di un terzo

In pratica: l'ossigeno cala di circa il 10% ogni mille metri nelle quote medie. Sali a 5.000 metri e respiri la stessa aria della pianura, ma ne ricavi quasi la metà dell'ossigeno. È questo divario — non un cambio di composizione — a mettere in crisi l'organismo.

La tabella completa: ossigeno da 0 a 8.848 m

Altitudine (m)O₂ disponibile (%)Pressione (hPa)SpO₂ tipica non acclimatatoRischio AMS
0 — livello del mare100%101398–99%Nessuno
50094%95598–99%Nessuno
1.00089%89997–98%Minimo
1.50083%84696–97%Minimo
2.00078%79594–96%Minimo
2.50074%74792–95%Lieve
3.00069%70190–94%Lieve–Moderato
3.50065%65888–92%Moderato
4.00061%61685–90%Moderato–Elevato
4.50057%57782–87%Elevato
5.000 (Campo Base Everest)53%54080–85%Elevato
5.50050%50677–83%Elevato
6.00047%47274–80%Molto elevato
6.962 (Aconcagua)42%42668–76%Molto elevato
7.00041%41167–75%Molto elevato
8.00035%35659–68%Estremo
8.848 (Everest)31%31455–65%Estremo

Dati calcolati con il Modello ISA (ISO 2533:1975). I valori SpO₂ sono medie su soggetti adulti sani non acclimatati. Soggetti acclimatati presentano valori SpO₂ superiori di 3–8 punti percentuali alla stessa quota.

Come conoscere la tua quota esatta

La tabella qui sopra serve solo se sai a che quota ti trovi davvero. Le app GPS dello smartphone sono notoriamente imprecise sull'altitudine — sono ottimizzate per la posizione orizzontale, non per quella verticale, e possono sbagliare di 50–100 metri. Ci sono due modi affidabili per saperlo con certezza.

Gratis — lo strumento Oxymeter. Apri il calcolatore Oxymeter, lascia che legga la tua posizione GPS e ti restituisce la quota insieme alla percentuale di ossigeno e alla SpO₂ attesa per quel punto preciso. È una Progressive Web App: installala sul telefono dal menu del browser e continua a funzionare offline — utile sopra il limite del bosco, dove non c'è segnale ma vuoi comunque leggere questa tabella rispetto alla tua quota reale.

Preciso e offline — un orologio con altimetro barometrico. Gli alpinisti esperti non si affidano al GPS del telefono per la quota. Un orologio con altimetro barometrico (il set di sensori "ABC": altimetro-barometro-bussola) ricava la quota dalla pressione dell'aria, funziona senza segnale e traccia la velocità di ascesa — il dato più utile per dosare l'acclimatamento. I riferimenti attuali:

  • Garmin Instinct 2 — robusto, settimane di autonomia, il riferimento per rapporto qualità-prezzo tra gli orologi ABC
  • Garmin Fenix 8 — mappe topografiche complete, altimetro barometrico e Pulse Ox in un unico dispositivo
  • Suunto 9 Peak — leggero, ottima precisione barometrica, molto diffuso sulle Alpi
  • Coros Apex 2 Pro — autonomia eccezionale per spedizioni di più settimane

Come si calcola l'ossigeno disponibile in quota

La pressione atmosferica diminuisce con l'altitudine seguendo la formula barometrica del modello ISA:

P = P₀ × [(T₀ − L × h) / T₀]^(g·M / R·L)

Dove:

  • P₀ = 101.325 Pa (pressione al livello del mare)
  • T₀ = 288,15 K (temperatura standard)
  • L = 0,0065 K/m (gradiente termico)
  • g = 9,80665 m/s² (accelerazione di gravità)
  • M = 0,0289644 kg/mol (massa molare dell'aria)
  • R = 8,31447 J/(mol·K) (costante dei gas)

La percentuale di ossigeno disponibile è semplicemente il rapporto P/P₀ — non la composizione dell'aria, che rimane al 20,9% a ogni quota. A diminuire è la pressione parziale dell'ossigeno (pO₂): al livello del mare è circa 21 kPa, a 8.848 m scende a 6,6 kPa.

Il calcolatore di Oxymeter applica questa formula in tempo reale a qualsiasi quota tu inserisca.

Da pressione atmosferica a quota: tabella hPa → metri

A volte parti dal dato opposto: un barometro, un bollettino meteo o una carta in quota ti danno la pressione, e vuoi sapere a che altitudine corrisponde. Basta invertire la formula barometrica ISA e ricavare l'altezza h dalla pressione P. I livelli come 850 hPa o 500 hPa non sono numeri a caso: sono le quote isobariche standard che i meteorologi usano per descrivere l'atmosfera.

Pressione (hPa)Quota ISA (m)Riferimento
10130Livello del mare
955~500Collina
899~1.000Media montagna
850~1.460Livello isobarico standard
800~1.950Fondovalle alpini alti
750~2.470Soglia rischio AMS
700~3.010Alta montagna
650~3.590Rifugi d'alta quota
600~4.210Grandi vette alpine
550~4.870Sopra la maggior parte delle Alpi
500~5.575Metà pressione, campi base himalayani

Quote calcolate invertendo il modello ISA (ISO 2533:1975): h = (T₀/L) × 1 − (P/P₀)^(R·L / g·M). Il valore di 500 hPa segna il punto in cui la pressione — e quindi l'ossigeno che raggiunge i polmoni — è dimezzata rispetto alla pianura.

La tabella vale in atmosfera standard. Il tempo reale sposta le isobare: un'alta pressione alza la quota corrispondente a un dato livello, una perturbazione la abbassa. Per il calcolo puntuale usa il calcolatore Oxymeter, che parte dalla quota e restituisce pressione e ossigeno.

Soglie pratiche per l'alpinista

Conoscere i numeri aiuta, ma è la traduzione pratica che conta. Ecco cosa aspettarti alle quote più frequentate:

2.500 m — Primi segnali

È la quota a partire dalla quale le linee guida UIAA considerano concreto il rischio di AMS. A 2.500 m l'O₂ disponibile è il 74%, e la SpO₂ in soggetti non acclimatati scende tipicamente sotto il 95%. Rifugi alpini come il Refuge du Plan de l'Aiguille (2.207 m) o il Rifugio Torino (3.375 m) si trovano già in questa fascia.

Percentuale di ossigeno a 3.000 metri

A 3.000 metri l'ossigeno disponibile è il 69% del livello del mare (pressione ~701 hPa). Chi non è acclimatato legge una SpO₂ tipica di 90–94% e un rischio AMS da lieve a moderato. Corrisponde alla quota di molti rifugi d'alta montagna e dei primi campi di un trekking himalayano: si dorme male, il respiro si fa più corto, ma con qualche giorno di adattamento la saturazione risale verso il 94–97%.

Percentuale di ossigeno a 4.000 metri

Qui l'ossigeno disponibile scende al 61% (pressione ~616 hPa) e senza acclimatamento la SpO₂ può toccare l'85% — la soglia che molti medici considerano il limite inferiore della normalità. Qui stanno le grandi vette alpine: Monte Bianco (4.810 m), Cervino (4.478 m), Capanna Margherita (4.554 m). Salire ai 4.000 nella stessa giornata in cui si parte dalla valle è il modo più rapido per collezionare mal di testa e nausea: è la situazione in cui vale la pena aver pianificato l'acclimatamento e, dove indicato, valutato col medico la profilassi con Diamox. Rischio AMS: da moderato a elevato.

Percentuale di ossigeno a 5.000 metri

Poco più della metà: a 5.000 metri l'ossigeno disponibile è il 53% del livello del mare (pressione ~540 hPa), la quota del Campo Base dell'Everest (5.364 m). La saturazione non acclimatata si assesta sull'80–85% e il rischio AMS è elevato. In questa fascia stanno il Kilimanjaro (5.895 m) e il Monte Elbrus (5.642 m), la vetta più alta d'Europa: nessuna delle due si affronta senza un protocollo di acclimatamento strutturato — per l'Elbrus servono almeno 7–10 giorni di permanenza progressiva.

Sopra gli 8.000 m — La zona della morte

Sopra gli 8.000 m il corpo umano non riesce ad acclimatarsi: il consumo di cellule è superiore alla capacità di recupero. Gli alpinisti che scalano senza ossigeno supplementare si affidano a un acclimatamento estremo e a soggiorni brevissimi a queste quote. Anche negli scalatori più preparati la SpO₂ scende a 55–65%.

Saturazione ossigeno a bassa e media quota (1.000–3.000 m)

Non serve l'Himalaya per vedere il pulsossimetro muoversi. Anche le quote di una gita al rifugio o di una settimana bianca abbassano la saturazione, di poco ma in modo misurabile. Ecco cosa aspettarti tra 1.000 e 3.000 metri, in un soggetto sano non acclimatato — i valori vengono dalla tabella grande qui sopra, calcolati sul modello ISA.

Saturazione ossigeno a 1.000 metri

A 1.000 metri l'ossigeno disponibile è ancora l'89% del livello del mare e la SpO₂ tipica resta 97–98%. In pratica non cambia nulla: è la quota di gran parte dei paesi di montagna, e il rischio di mal di montagna è minimo. Se un pulsossimetro segna meno di 95% a questa quota, il problema non è l'altitudine.

Saturazione ossigeno a 1.500 metri

Salendo a 1.500 metri l'O₂ disponibile è l'83% e la SpO₂ si assesta sul 96–97%. La differenza rispetto alla pianura è avvertibile solo sotto sforzo — la prima salita zaino in spalla — ma il corpo la gestisce senza problemi. Rischio AMS ancora minimo.

Saturazione ossigeno a 2.000 metri

Ai 2.000 metri l'ossigeno scende al 78% e la SpO₂ a riposo è 94–96%. Da qui qualcuno inizia a dormire peggio la prima notte, soprattutto salendo veloce in auto o in funivia. Nulla di preoccupante, ma è qui che vale la pena rallentare il ritmo di salita.

Saturazione ossigeno a 2.500 metri

Questa è la quota-spartiacque: sopra i 2.500 metri le linee guida UIAA considerano concreto il rischio di AMS. L'ossigeno disponibile è il 74% e la SpO₂ non acclimatata scende sotto il 95%, tipicamente 92–95%. Da qui in su l'acclimatamento smette di essere un dettaglio.

Saturazione ossigeno a 3.000 metri

Intorno ai 3.000 metri l'O₂ disponibile è il 69% e la SpO₂ tipica è 90–94%, con rischio AMS da lieve a moderato. Una lettura di 91% qui è normale, non un'emergenza: a casa preoccuperebbe, in quota va letta nel contesto. Con un paio di giorni di adattamento la saturazione risale.

Saturazione SpO₂: i valori di riferimento

La SpO₂ (saturazione periferica di ossigeno) è il dato che misura un pulsossimetro. Per interpretarlo correttamente in quota:

SpO₂Interpretazione in quota
≥ 95%Normale per le quote fino a 2.000–2.500 m
90–94%Accettabile sopra i 2.500–3.500 m, da monitorare
85–89%Zona attenzione — riposo obbligatorio, no ulteriore salita
< 85%Emergenza — valutare discesa immediata: vedi HACE e HAPE

Leggi la guida su come usare il pulsossimetro in montagna per evitare gli errori di lettura più comuni. Se ancora non hai un pulsossimetro, la guida ai migliori modelli per la montagna ti aiuta a scegliere quello adatto alla tua quota.

Approfondisci: Saturazione ossigeno in quota: valori normali e tabella | Miglior pulsossimetro per la montagna: guida alla scelta | Tutte le guide su salute in quota

Domande Frequenti

Quanto diminuisce l'ossigeno con l'altitudine?

Circa il 10% ogni mille metri, nelle quote medie. Si parte dall'89% a 1.000 m, si passa al 69% a 3.000 m, al 53% a 5.000 m. A non cambiare è la percentuale di O₂ nell'aria — resta il 20,9% ovunque. A calare è la pressione, che spinge sempre meno ossigeno nei polmoni a ogni respiro.

Quant'è la percentuale di ossigeno a 3.000 metri?

A 3.000 metri la pressione scende a 701 hPa e l'ossigeno disponibile è il 69% del livello del mare. In soggetti non acclimatati la SpO₂ tipica è 90–94%, con un rischio AMS da lieve a moderato. L'acclimatamento adeguato porta la SpO₂ a 94–97%.

Qual è la percentuale di ossigeno a 4.000 metri?

A 4.000 metri l'ossigeno disponibile è il 61% rispetto al livello del mare (pressione ~616 hPa). Senza acclimatamento la SpO₂ scende a 85–90% — la soglia inferiore della normalità per molti medici. Qui ci sono le grandi vette alpine: Monte Bianco, Cervino, Capanna Margherita. Rischio AMS da moderato a elevato.

Qual è la percentuale di ossigeno a 5.000 metri?

A 5.000 metri — quota del Campo Base dell'Everest — la pressione è 540 hPa e l'ossigeno disponibile è il 53% del livello del mare. Poco più della metà. La SpO₂ non acclimatata è 80–85% e il rischio AMS è elevato: a questa quota serve un protocollo di acclimatamento strutturato, non improvvisazione.

Quanto ossigeno c'è a 8.000 metri?

Il 35% del livello del mare, pressione attorno a 356 hPa. È la soglia della "zona della morte": sopra questa quota il corpo si deteriora più in fretta di quanto recuperi. Anche gli alpinisti acclimatati registrano una SpO₂ di 59–68%, e i soggiorni si misurano in ore, non in giorni.

Quanto ossigeno c'è sulla cima dell'Everest?

A 8.848 m la pressione è 314 hPa — il 31% del livello del mare. Anche in alpinisti acclimatati la SpO₂ scende a 55–65%. Sopra gli 8.000 m si entra nella cosiddetta "zona della morte": il corpo non riesce a recuperare più velocemente di quanto si deteriora.

La percentuale di ossigeno nell'aria cambia con l'altitudine?

No — la composizione rimane al 20,9% di O₂ a ogni quota. Quello che diminuisce è la pressione parziale: ogni atto respiratorio introduce meno molecole di ossigeno nei polmoni. Per questo la quota conta, non la composizione dell'aria.

A che quota inizia il rischio di mal di montagna?

Sopra i 2.500 metri il rischio diventa concreto, specialmente per chi sale rapidamente. Sopra i 3.500 m il rischio è moderato, sopra i 5.000 m elevato. La velocità di ascesa è il fattore più controllabile: non superare 300–500 m di guadagno quota al giorno nella quota di pernottamento.

Qual è la saturazione di ossigeno in alta montagna?

Dipende dalla quota. Una SpO₂ di 90–94% è normale tra 2.500 e 3.500 m. Tra 85 e 89% scatta l'allerta: riposo, niente ulteriore salita. Sotto l'85% si valuta la discesa. A 4.000 m senza acclimatamento è tipico leggere 85–90% — un valore che a casa preoccuperebbe, in quota va letto nel contesto.

Qual è la percentuale di ossigeno nell'aria?

Il 20,9%, dalla spiaggia alla cima dell'Everest. La composizione dell'aria non cambia con la quota: circa 78% azoto, 20,9% ossigeno, il resto argon e gas in tracce. A diminuire è la pressione, quindi il numero di molecole di O₂ per respiro — non la loro percentuale.

A quanti metri corrispondono 850 hPa?

Circa 1.460 metri sul modello ISA. Il livello di 850 hPa è uno dei riferimenti isobarici standard della meteorologia e cade in media montagna: l'ossigeno disponibile è ancora l'83–84% del livello del mare e il rischio AMS è minimo.

A che quota si scende a 500 hPa?

Intorno ai 5.575 metri — la fascia dei campi base himalayani. A 500 hPa la pressione è circa la metà di quella al livello del mare, e con essa dimezza l'ossigeno che arriva ai polmoni. Non a caso la SpO₂ non acclimatata, a questa quota, scende sotto l'80%.


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