Ogni 1.000 metri di quota i raggi UV aumentano del 10-12%. Il dato è dell'Istituto Superiore di Sanità, e spiega metà del problema: sopra la testa hai meno atmosfera a filtrare il sole, la stessa che perde pressione salendo e ti lascia meno ossigeno a ogni respiro. L'altra metà la fa la neve, che rimanda indietro circa l'80% della radiazione. Poi c'è l'aria fresca, che ti convince di non averne bisogno.

La tabella traduce le percentuali in minuti.

Tabella UV per quota: da 0 a 4.500 m

Quota (m)Indice UV stimato (8 al mare)Aumento sul livello del marePelle chiara: scottatura inDove seiCon neve fresca (caso peggiore)
08—~18 minSpiaggia—
5008,4+5–6%~17 minColline, laghi prealpini—
1.0008,9+10–12%~16 minPaesi di montagna—
1.5009,3+15–18%~15 minAlpeggi, pascoli—
2.0009,8+20–24%~15 minStazioni sciistiche, rifugi~8 min
2.50010,2+25–30%~14 minRifugi alti, nevai estivi~8 min
3.00010,6+30–36%~13 minGhiacciai alpini~7–8 min
3.50011,1+35–42%~13 minRifugio Torino (3.375 m)~7 min
4.00011,5+40–48%~12 minGran Paradiso (4.061 m)~7 min
4.500 e oltre12 e oltre+45–54% e oltre~12 min o menoCapanna Margherita (4.554 m), Monte Bianco (4.810 m)~7 min o meno

Stime per cielo sereno a mezzogiorno. Partenza: indice 8 al livello del mare, dentro l'intervallo 1–10 che ARPA Piemonte indica per le medie latitudini. Aumento: 11% ogni 1.000 m, il centro dell'intervallo ISS. «Pelle chiara» è il fototipo II: circa 0,42 dosi eritemali minime all'ora per punto di indice (Zeeb e Greinert, 2010). La colonna neve applica il «quasi doppio» dell'OMS per la neve fresca: un tetto, non una misura. Con cielo velato o alle nove del mattino i minuti si allungano. Le proporzioni no.

Cosa mettere nello zaino prima di salire

Consigliamo per idoneità tecnica, non per commissione: se il prodotto migliore non avesse un link, lo suggeriremmo lo stesso.

Perché ci si scotta anche con le nuvole e il freddo

Il tepore che senti sulla pelle non viene dagli ultravioletti. Gli UV non scaldano, e quindi non li percepisci: il corpo non ha nessun sensore che ti avvisi quando la dose sta salendo. Al mare il caldo fa da campanello d'allarme per caso. In montagna quel campanello tace.

I numeri spiegano il perché. Nel modello di atmosfera standard (ISO 2533, lo stesso usato dal calcolatore Oxymeter) la temperatura scende di 6,5 °C ogni 1.000 metri, mentre l'UV sale del 10-12%. A 2.000 m hai 13 gradi in meno che in spiaggia e un quinto di radiazione in più. Senti fresco. La pelle, intanto, incassa.

Le nuvole ingannano allo stesso modo. Secondo ARPA Veneto le nubi sottili lasciano passare oltre il 90% della radiazione UV: un cielo velato abbassa la luce, non la dose. Il vento, raffreddandoti, fa il resto.

La fascia dove succede più spesso è quella tra 1.000 e 2.000 metri. Escursione di luglio, maglietta, niente crema perché «tanto non è il mare». Secondo la tabella, a 1.500 m una pelle chiara si arrossa in circa un quarto d'ora di sole pieno a mezzogiorno. Il conto arriva la sera: collo e orecchie in fiamme, e il giorno dopo lo zaino sulle spalle fa male.

Calcola l'ossigeno alla quota della tua meta → — la radiazione UV non è l'unico parametro che cambia con l'altitudine: controlla anche pressione e ossigeno alla quota esatta della tua meta.

Il fattore neve: la luce arriva anche dal basso

La neve fresca riflette circa l'80% dei raggi UV secondo ISS e OMS; ARPA Veneto parla di un intervallo tra l'80 e il 90%. La review di Turner e Parisi (2018), che raccoglie le misure pubblicate, conferma valori tra il 70 e il 90%: più alti con neve appena caduta, più bassi quando invecchia o si scioglie. Per l'OMS la neve fresca quasi raddoppia l'esposizione.

Il dettaglio che cambia le cose è la direzione. La luce riflessa sale dal basso e colpisce proprio dove il cappello non arriva: sotto il mento, sotto il naso, dentro le narici, il bordo delle orecchie. Sono le zone che la crema salta quasi sempre. La stessa review avverte che la dose non cresce in proporzione esatta alla riflessione, e cita misure su superfici riflettenti in cui il viso, in certe ore, riceveva fino al 50% in più.

Tra 2.500 e 3.000 metri le due cose si incontrano. Qui trovi i nevai che resistono tutta l'estate e l'inizio dei ghiacciai, con un 25-36% di UV in più dall'alto e la riflessione dal basso. Il medico di montagna intervistato dalle Guide Alpine Italiane su Planetmountain ricorda che a 3.000 m, con il bel tempo, l'indice UV supera 8. Chi prepara il Monte Bianco passa ore su neve e ghiaccio ben sopra questa quota: la protezione va pianificata come i ramponi.

Mare o montagna: dove il sole fa più danno

Dipende da cosa hai sotto i piedi. Ecco quanto riflettono le superfici, secondo ISS, OMS e ARPA Veneto:

  • Neve fresca: circa 80% (fino al 90%)
  • Schiuma del mare: circa 25%
  • Sabbia asciutta: circa 15% (fino al 25%)
  • Erba e terra: meno del 10%

Su un prato a 1.500 m e su una spiaggia al livello del mare la partita è più o meno pari: in montagna guadagni il 15-18% dall'alto, in spiaggia la sabbia te ne restituisce il 15-25% dal basso. Sul ghiacciaio non c'è gara. Oltre il 30% in più dall'alto e circa l'80% rimandato da sotto.

La differenza vera la fa il comportamento. In spiaggia il caldo ti spinge verso l'ombra e la crema. In quota resti al sole per ore e ti ricordi della protezione quando la pelle tira già: il sole di montagna fa più danni anche per come lo trattiamo.

I rischi concreti: pelle e occhi

Scottature più rapide

Sopra i 3.500 m la tabella scende a 12-13 minuti per una pelle chiara, e su neve fresca verso i 7. Su una via normale di ghiacciaio, come quelle della Capanna Margherita o del Gran Paradiso, al sole resti per ore. Una scottatura presa in salita la porti con te per tutta la discesa, sotto spallacci e cinghie del casco.

Cecità da neve (fotocheratite)

È una scottatura della cornea. Il College of Optometrists britannico descrive la sequenza: dopo 6-12 ore dall'esposizione compaiono occhi rossi e doloranti, lacrimazione, fastidio alla luce, vista offuscata e palpebre gonfie. La commissione medica UIAA aggiunge due dettagli che contano in montagna: i sintomi arrivano spesso di notte, quando il danno è già fatto, e su un ghiacciaio in quota possono bastare pochi minuti senza protezione. Di solito passa da sola in 24-48 ore. Il problema è dove ti trovi in quelle ore: un alpinista che non vede, a 4.000 metri, deve essere accompagnato giù.

Invecchiamento cutaneo e danno che si accumula

Gli UVA sono circa il 95% degli ultravioletti che arrivano a terra (OMS): scottano poco, ma penetrano in profondità e sono i responsabili del fotoinvecchiamento. Il danno si somma negli anni. Uno studio tedesco del 2003 ha seguito nove guide alpine con dosimetri per 1.406 giornate di lavoro: la dose giornaliera mediana superava di 6 volte i limiti raccomandati per l'esposizione lavorativa, con picchi fino a 23 volte. Qualche weekend all'anno non è una stagione da guida. La direzione, però, è quella.

Un effetto minore, frequente: gli UV possono riattivare l'herpes labiale, e lo stick labbra con filtro serve anche a questo.

Come proteggersi davvero

  • Crema SPF 50+, non 15. L'ISS indica un minimo di 15 per l'uso quotidiano; per la montagna il medico intervistato per le Guide Alpine Italiane chiede 50 o più, perché l'indice di partenza è già alto (vedi tabella). È il caso della crema citata sotto la tabella.
  • Riapplica ogni 2 ore (ISS), al massimo ogni 3 (Guide Alpine). Sudore, sfregamento degli spallacci e fazzoletti portano via il filtro: dopo qualche ora di salita la protezione non è più quella della partenza, e non te ne accorgi.
  • Le zone dimenticate: orecchie, nuca, sotto il mento, narici. Sono quelle che la neve colpisce dal basso.
  • Labbra con filtro. Si scottano e si spaccano prima del resto del viso.
  • Occhiali di categoria 3 o 4 con protezione UV al 100% e ripari laterali, come raccomanda la UIAA. Su neve e ghiacciaio la categoria 4, che lascia passare solo il 3-8% della luce. Proprio per questo non è adatta alla guida (Portale Agenti Fisici, INAIL): al parcheggio cambiali prima di metterti al volante. Sui sentieri estivi senza neve la categoria 3 basta.
  • Cappello con tesa o paraorecchie, collo coperto. Una barriera fisica non si consuma col sudore.
  • Occhio agli orari. L'OMS indica come picco le quattro ore attorno al mezzogiorno solare; l'ISS le fissa tra le 10 e le 14, ARPA Veneto tra le 12 e le 16. Con l'ora legale l'orologio è avanti di un'ora sul sole: la discesa di inizio pomeriggio cade ancora in pieno dentro la finestra.

L'OMS consiglia di proteggersi da indice 3 in su. D'estate, in quota e con cielo sereno, a mezzogiorno sei ben oltre. Se stai preparando lo zaino, la lista di cosa portare in alta quota mette crema e occhiali accanto al resto dell'attrezzatura.

Sole in inverno: sci e snowboard

La fisica non va in vacanza a dicembre. Il sole è più basso e l'indice di partenza è molto più basso che a luglio, questo è vero. Ma le piste stanno nella fascia alta della tabella, e sono coperte proprio dalla superficie che riflette di più.

La combinazione peggiore arriva a fine stagione. Marzo e aprile: sole già alto, neve ancora ovunque, giornate lunghe passate fuori. Il segno della maschera sul viso non è abbronzatura, è una scottatura con i bordi.

Valgono le stesse regole dell'estate. Crema 50+ anche sotto il casco, stick labbra, lenti con protezione UV al 100% anche quando sono chiare per la nebbia. Nello scialpinismo sudi come in un'escursione estiva: la crema va rimessa allo stesso ritmo.

Idratazione e pelle in quota: vanno insieme

In quota l'aria è più fredda e più secca, e respiri più in fretta: perdi acqua senza sentirti accaldato, esattamente come assorbi UV senza sentire il sole. Labbra spaccate e pelle che tira a fine giornata sono spesso il risultato delle due cose insieme. Crema e borraccia lavorano in coppia, e vanno tirate fuori prima di averne bisogno: quanto bere davvero, e perché la sete arriva in ritardo, lo spieghiamo in idratazione e alimentazione in alta quota. Se resti in quota per più giorni, lo stesso ragionamento vale per l'acclimatamento. L'ossigeno disponibile alla tua quota, invece, lo trovi nel calcolatore.

Domande frequenti

Perché in montagna ci si scotta di più?

L'UV cresce del 10-12% ogni 1.000 m, la neve fresca ne riflette circa l'80% e l'aria fresca cancella la sensazione di caldo. Con indice 8 al mare, una pelle chiara si scotta in circa 18 minuti in spiaggia e in circa 13 a 3.000 m; sulla neve fresca, anche in metà tempo.

Quanto aumentano i raggi UV con la quota?

Del 10-12% ogni 1.000 metri secondo l'ISS; l'OMS indica circa il 10%, ARPA Veneto il 4% ogni 300 m. A 3.000 m ricevi il 30-36% in più che al mare, a 4.500 m quasi la metà in più.

La neve riflette i raggi UV?

Sì: circa l'80% se è fresca (OMS, ISS), fino al 90% secondo ARPA Veneto, meno quando è vecchia o bagnata. L'OMS stima che la neve fresca quasi raddoppi l'esposizione, colpendo mento, narici e orecchie dal basso.

Serve la protezione solare anche in inverno in alta quota?

Sì. D'inverno l'indice di partenza è più basso, ma sulle piste la quota aggiunge UV e la neve lo rimanda verso il viso. L'OMS raccomanda di proteggersi da indice 3 in su, e a fine stagione, con sole alto e neve ovunque, quella soglia si supera facilmente.

Cos'è la cecità da neve (fotocheratite)?

È una scottatura della cornea da raggi UV. Occhi rossi e doloranti, lacrimazione e fastidio alla luce compaiono 6-12 ore dopo l'esposizione, spesso di notte, e in genere passano in 24-48 ore. Si previene con occhiali di categoria 3 o 4, protezione UV al 100% e ripari laterali.

Che protezione solare serve in alta quota?

Crema SPF 50+ rimessa ogni 2-3 ore, stick labbra con filtro e occhiali di categoria 4 con ripari laterali su neve e ghiacciaio (categoria 3 sui sentieri senza neve). Aggiungi cappello con tesa o paraorecchie e cerca di non essere sul ghiacciaio nelle quattro ore attorno al mezzogiorno solare.

Ci si scotta anche con le nuvole o il freddo in montagna?

Sì. Le nubi sottili lasciano passare oltre il 90% degli UV e il freddo non ha alcun effetto sulla radiazione: gli ultravioletti non si sentono come calore. A 2.000 m fa circa 13 °C in meno che al mare, ma l'UV è già salito di circa un quinto.

Mare o montagna: dove il sole fa più danno?

Su un prato di media montagna la differenza con la spiaggia è piccola: la sabbia riflette il 15-25%, la quota aggiunge circa il 10-12% ogni 1.000 m. Su neve e ghiacciaio vince la montagna, con più del 30% di UV in più sopra i 3.000 m e circa l'80% riflesso dal basso. In più, in quota ci si protegge meno.